Gibernau: “Gresini mi rese un leader; quante risate con Kato”

Lo spagnolo è stato due volte vice iridato MotoGP alle spalle di Rossi, con la Honda della squadra di Fausto. Una favola inaspettata, specialmente dopo la tragica scomparsa del giapponese a Suzuka

Sguardi sorridenti e istanti di indelebile felicità. Con quattro foto postate sul proprio profilo Instagram, Sete Gibernau ricorda un amico. Per lui, Fausto Gresini non è stato solo un team manager: ha fatto parte del capitolo più intenso della sua carriera. Difficile, del resto, dimenticare la bella favola del team Movistar Honda di Gresini in grado di sfidare i colossi della MotoGP, accarezzando in due occasioni il titolo iridato. Gibernau fu secondo nel 2003 e nel 2004 dietro a Valentino Rossi, ma realizzò un’impresa straordinaria per una squadra non ufficiale, specialmente dopo la tragica scomparsa di Daijiro Kato , l’allievo prediletto di Gresini.

Sete, qual è il suo ricordo delle stagioni con Fausto Gresini?

“Ho vissuto il periodo più bello della mia vita. Nel 2003, prima dell’incidente di Daijiro (Kato ndr), abbiamo trascorso una bellissima pre stagione. Poi quell’incidente a Kato… Non avremmo più voluto correre per tutto l’anno. Alla fine abbiamo ritrovato la forza per gareggiare. Siamo andati in Sudafrica e ho fatto la pole con il tempo che terminava con 074, il numero di Daijiro. Poi ho vinto la gara e con la squadra è nato un rapporto spettacolare”.

Quella vittoria può essere considerata una svolta per lei e per il team?

“Quella volta in Sudafrica abbiamo trovato una forza davvero speciale che ci ha unito. Parlo con i componenti di quella squadra ancora adesso. Abbiamo un rapporto incredibile”.

Come si viveva all’interno della Movistar Honda?

“Abbiamo trascorso tanti momenti magici. Eravamo due piloti in pista, ma una cosa sola a livello di squadra. La Honda mi aveva chiesto di aiutare Dai-chan (soprannome di Kato, ndr) a gareggiare sul bagnato perché faceva fatica. Abbiamo fatto diversi test con la squadra. Ci sono tanti aneddoti. Alcuni si possono raccontare e altri no”.

E ce n’è uno in particolare che merita di essere ricordato?

“Un episodio è stato divertente. Il mio capotecnico Juan Martinez rideva in maniera particolare. Dai-chan sembrava molto calmo, ma era un pazzo scatenato. Una sera, pur essendo raffreddato, ha fatto l’imitazione della risata di Martinez. Non riuscivamo a smettere di ridere”.

Qual è l’insegnamento principale che le ha lasciato Gresini?

“Insieme al team mi ha permesso di credere maggiormente in me stesso, come mai mi era capitato prima. Loro mi hanno affidato il comando della squadra. Io ero quello più esposto mediaticamente, ma si trattava di una leadership collettiva. Tutti abbiamo fatto un vero e proprio capolavoro”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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