Anthony Gobert, una vita al limite. Tra talento, droga e raccolta fondi

Compie oggi 45 anni l’australiano ex Superbike, che ha sprecato le sue doti nel gorgo dell’eroina, inducendo il fratello a un crowdfunding per cercare di salvarlo. Una storia emblematica dell’insostenibile privilegio di essere pilota

Massimo Falcioni

Compie oggi 45 anni Anthony Gobert, talentuoso e discusso asso del motociclismo australiano, la cui vita, al limite, ci spinge a fare qualche riflessione. L’ex “bad boy” della Superbike, vincitore di gara-2 al debutto in Australia nel 1994 e tre anni dopo lanciato nel mondiale 500 con la Suzuki del team Lucky Strike, proprio all’ingresso della classe regina, 22enne, invece di sbocciare in tutto il suo talento cade nella trappola da cui non è ancora uscito: la droga, l’eroina.

Inferno, risse, raccolta fondi

 

Nell’altalena dei suoi ritorni in pista, abbaglianti non solo per la tinta dei suoi capelli – nel 2000 riporta al Paul Ricard la Bimota al successo 11 anni dopo Falappa – i suoi tanti fan hanno sempre sperato in una svolta positiva che non è mai arrivata. Anno dopo anno, Gobert è sprofondato sempre più nel suo inferno. Due anni fa è stato ricoverato in terapia intensiva in seguito auna rissa in cui una mazza da baseball gli ha provocato la frattura delle anche, finendo poi, come non bastasse, anche in prigione. È di pochi giorni fa la notizia che suo fratello Aaron ha avviato un crowdfounding di 25 mila dollari per disintossicarlo, di cui i primi 500 sono stati raccolti in pochi giorni, segno che Antony è ancora nel cuore di tanti appassionati. “Non so in cosa mi sto cacciando – dice Aaron – ma so che quel che sto facendo deve essere fatto per salvare Anthony”.

Le star e la droga

 

Nel mondo dello sport Antony Gobert non è certo una “mosca bianca” per l’uso di eroina, cocaina e derivati. Molti grandissimi, fra i più grandi campioni di tutti i tempi, stiamo parlando di Maradona (calcio), Gerulaitis (tennis), Sotomayor (atletica), Pieter de Villiers (rugby), Tyson (boxe), sono risultati positivi alle droghe pesanti, che presentano, non soltanto in ambito legale, problematiche di diversa natura rispetto alle sostanze dopanti che hanno determinato la squalifica di quattro anni ad Andrea Iannone, per intenderci. L’eroina parla direttamente – drammaticamente – dell’eroe e delle sue crisi umane, chiama in causa la sua struttura inossidabile e tuttavia perpetuamente critica. Ricordare la vita deragliata di un uomo come Anthony Gobert ci sembra un buon modo per tentare di avvicinarsi alle radici dell’evento sportivo.

Il pilota che diventa centauro

 

Lo sport, il motociclismo in particolare, non è mai cosa facile, come potrebbe a prima vista sembrare – fatta di giovinezza, felicità, soldi a palate, successi, amicizie, amori e tanti eccetera positivi e ammalianti. Sulla linea di partenza, fuori i meccanici e via le Ombrelline, calata la visiera scura, il viso del ragazzo diventa senza età, lo sguardo si spalanca al circuito della passione, i battiti del cuore impazzano a mille, gli ordinari livelli metabolici del corpo fisico vanno alle stelle un po’ come accade all’astronauta nello spazio siderale. L’uomo-pilota, fuso in un tutt’uno col suo mezzo fantastico, subisce l’invisibile metamorfosi e, per la durata di una ventina di giri poco più, è un centauro. “Da metà gara ho corso come in apnea”, affermò Dovizioso a commento di una delle sue ultime vittorie.

Rilassamento ed entourage

 

Si potrebbe dire che chi corre nei circuiti guida perennemente in stato di ebbrezza, ed è proprio al fine di contenere tutta questa straordinarietà, gara dopo gara, che si deve la diffusione di strategie psico-cognitive e l’uso di ogni tecnica di rilassamento possibile, come la cultura dell’ipersalutismo così in voga oggi nel paddock, e i tanti piccoli rituali con cui si cerca di venire a patti nient’altro che con l’insostenibile leggerezza dell’essere delle corse. C’è anche bisogno che tutto fili alla perfezione e che ci sia l’entourage giusto, dal portaborse devoto al manager fidatissimo come la figura scientifica dello psicologo sportivo, un tempo sconosciuta. All’opposto possono tornare utili all’occorrenza personaggi al limite della credibilità come il mago illusionista Uri Geller, l’illusionista australiano che piegava i cucchiai con la mente, dal quale fu portato proprio Anthony Gobert dal suo team con la speranza che il potere della magia riuscisse a piegare la crisi della mente.

Tensione e trasfigurazione

 

È ovvio che il semplice talento non basta “a cavalcare la bestia”, e il fatto di averne in abbondanza come nel caso di Anthony spesso complica le cose, soprattutto in questo sport contrassegnato nel suo Dna da opposti micidiali e irriducibili quali limite/ superamento, vittoria/sconfitta, vita/ morte.

Da una tale tensione, noi crediamo, scaturisce tutto il potere e il fascino inconscio della corsa; e di tale tensione è modellato il viso del campione, di un Marc Marquez o di un Valentino Rossi, quando, slacciate le linguette del casco, con l’innocenza trasfigurata dalla maschera di sudore per l’impresa appena compiuta, in un sorriso irreale esultano davanti alle telecamere: “È stato fantastico, mi sono divertito un mondo!” Di tale tensione – la tensione sacra della corsa – raccontano le storie come quelle di Anthony Gobert, che non sorridono più e tuttavia dicono ancora di ciò che li ha marchiati a fuoco vivo.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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