Rossi e il 2001, ultimo Mondiale 500 con la Honda: ma non tutto andò liscio…

Nell’intervista per i 125 anni della Gazzetta, Valentino Rossi ha inserito il 2001 tra i Mondiali più belli in carriera. Riviviamo l’ultima stagione nella storia della 500, dove iniziarono il mito del Dottore e anche gli attriti con Honda, che lo porteranno al clamoroso divorzio e al titolo 2004 con Yamaha

Massimo Falcioni

Dice bene Valentino Rossi, nell’intervista a Paolo Ianieri sulla Gazzetta, di aver aperto la strada della MotoGP e di considerare fra i suoi tre titoli più belli quello del 2001, l’ultimo della 500. Per aver vinto quel titolo della “classe regina” vent’anni fa Rossi meriterebbe, se non quella corona iridata numero dieci che lui considera persa per il “furto” del 2015, una “coppa speciale” in quanto pilota-emblema del passaggio di due epopee storiche del motociclismo, da quella della 500 a quella della MotoGP. La storia iridata della classe 500, iniziata il 13 giugno 1949 con la vittoria del britannico Harold Daniel su Norton, terminava dopo cinquantadue anni e 580 gran premi il 3 novembre 2001 con il trionfo di Valentino Rossi al GP del Brasile sul circuito di Jacarepaguà.

cos’era la 500

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Il primo titolo di campione del mondo della “mezzo litro” andava al 38enne fuoriclasse britannico Leslie Graham sulla bicilindrica AJS Porcospino (così chiamata per l’aggrovigliata conformazione e alettatura di teste e cilindri) ex pilota dei bombardieri Lancaster, ardito quanto abile, da meritarsi la croce al merito. Graham, che morirà quattro anni dopo per una caduta al TT con la MV 500 4 cilindri, vinse quel titolo per un punto su Nello Pagani (Gilera 4 cilindri) — due vittorie a testa — con appelli e contro appelli rispetto a regolamenti da interpretare che alla fine lasciarono con la bocca asciutta il binomio italiano. Ciò per dire che il motociclismo, sport di passioni, show e rischi, è sempre stato anche sport di beghe e polemiche.

il 2001 in sintesi

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L’ultimo titolo iridato della massima cilindrata di allora andò, appunto, al 22enne Valentino Rossi su Honda Nsr del Team satellite Nastro Azzurro (500 4 cilindri 2 tempi a V, 190 Cv, 135 Kg) che così si aggiudicò il suo terzo titolo iridato, il primo nella top class dopo 11 vittorie (Giappone, Sudafrica, Spagna, Catalogna, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Portogallo, GP Pacifico, Australia, Malesia, Brasile), un secondo posto ad Assen, un terzo in Francia, quattro pole position (Sudafrica, Spagna, Italia, Catalogna) e 325 punti in classifica generale. Rossi dominava il campionato lasciando le briciole alle Honda ufficiali di Crivillé e Ukawa. Campionato che si chiudeva con Biaggi (Yamaha Yzr) secondo (219 punti) vincitore in Francia, Olanda, Germania e Alex Barros (Honda) quarto con 182 punti e primo al Mugello preceduto da Loris Capirosssi, terzo con 210 punti dopo 9 podi ma nessuna vittoria a differenza di Gibernau, primo a Valencia. Nel 2001 Rossi ad agosto si impone con la Vtr 1000 Spw (in coppia con Colin Edwards) anche nella 8 Ore di Suzuka conquistando, oltre il cuore degli aficionados del Sol Levante, il riconoscimento “speciale” dei vertici della Casa dell’Ala dorata tanto da consentirgli, nel 2002, di portare tutta la sua squadra nel Factory team Repsol.

rossi e honda, mai facile

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Ma non è tutto oro quel che luccica perché i rapporti fra pilota e Casa si increspano subito, fra tensioni e ripicche reciproche, proseguendo per forza maggiore (leggi sponsor) da separati in casa. Addirittura, una sberla per Valentino, Honda appieda l’asso di Tavullia lasciandolo fuori dai test precampionato di Sepang: un segnale per far capire chi comanda, quanto meno per far abbassare la cresta al giovane italiano, di cui si riconosce il gran manico ma anche la smania di fare la prima donna, di voler dimostrare a tutti i costi che è lui e non la moto, a vincere. Stavolta non è la solita storia dei due galletti nello stesso pollaio ma, peggio, un braccio di ferro fra il pilota e la sua Casa e non fra un corridore qualsiasi e una Casa qualsiasi. Si va avanti su un terreno minato. Perché questo clima incandescente? “Loro – attacca Valentino – non vogliono che il nome del pilota, cioè il mio, si sovraesponga a quello della Casa che mi dà la moto. Insomma non hanno mandato giù il rospo del 2001 quando io da “privato”, con il Team satellite, ho bastonato i loro corridori ufficiali e comunque senza di me il titolo sarebbe andato alla Yamaha, con Biaggi”. Musi lunghi degli uomini Hrc e un rapporto che solo apparentemente, all’esterno, fila liscio ma che cova la volontà di chiudere il sodalizio prima possibile.

l’anno dopo

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Questo anche con un 2002 trionfale alla prima stagione dell’era MotoGP cui Honda tiene particolarmente presentando la nuova RC211V (RC è il prefisso racing di Honda, 211 sta per prima moto da mondiale del XXI secolo, V sta per l’architettura del propulsore a V), la moto iper tecnologica ma senza controllo di trazione (quattro tempi, 5 cilindri a V di 75°, 220 Cv, 150 Kg di peso, 340 Km/h, ) che doveva raccogliere l’eredità della Nsr 500 con la quale Rossi nel 2001 aveva vinto l’ultimo mondiale della classe 500. I fatti parlano: in campionato Rossi fa cappotto: ben 11 vittorie (Giappone, Spagna, Francia, Italia, Catalogna, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Germania, Portogallo, Brasile, Australia), quattro volte secondo (Sudafrica, Pacifico, Malesia, Comunità Valenciana) con sette pole e 355 punti finali portando a quattro i suoi titoli iridati. Insomma, Rossi si era sbagliato dopo i primi test di pre campionato nel giudicare male la inedita RC211V, addirittura paventando l’idea di gareggiare con la vecchia Nsr 500 2 tempi, tanto da tenere col muso lungo gli ingegneri e la dirigenza Hrc. Le polemiche svaniscono e i rospi nel gozzo scendono di fronte alla realtà che è fatta di vittorie, vittorie, ancora vittorie. Il ragazzo di Tavullia è oramai sul tetto del mondo. Il nome di Rossi segna sempre più l’albo d’oro di gare e campionati.

la magia di valentino

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È Rossi il primo pilota della storia campione del mondo in quattro classi differenti, neppure Agostini, Hailwood, Surtees erano riusciti a tanto! Oggi si può dire tutto di Valentino Rossi, dopo 26 anni di carriera in difficoltà nei primi tre round del mondiale 2021, ma non riconoscergli di essere stato un pilota “unico”, l’ultimo con la corona iridata della 500 e il primo con la corona iridata MotoGP, il fuoriclasse che ha caratterizzato il motociclismo di fine XX secolo e di inizio XXI, terzo millennio, il traghettatore di due epopee capace di lasciare il segno oltre il motociclismo, oltre lo sport. Oggi, Rossi, più che lottare con gli avversari in pista, lotta contro il tempo. La gara più importante.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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