Rossi, un secondo a giro dai top a Jerez: il Mugello crocevia del futuro

Valentino a Jerez perdeva quasi un secondo al giro rispetto ai migliori. A fine maggio la decisione su un futuro già tracciato con un suo team in MotoGP. La telemetria indica difficoltà tecniche oggettive e nonostante gli sforzi sembra crescere la distanza con i vertici del team Petronas

Il 17° posto a Jerez di Valentino Rossi a 22”731 dal vincitore Jack Miller parla da solo della nuova gara da dimenticare del 9 volte campione del mondo, ma non è tutto. Non solo per una classifica generale che dopo i primi quattro round tiene l’asso di Tavullia inchiodato in 21esima posizione, con quattro punticini. Ma, tempi alla mano, fotografa un Rossi addirittura ancora più smarrito e spento dei primi tre round di Losail e Portimao: non c’è né il passo in gara né il guizzo sul giro.

i tempi di vale

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Nei 25 giri della gara Rossi perde mediamente e costantemente quasi un secondo a tornata. Addirittura, nella classifica dei giri veloci, Valentino è al 21esimo posto (quart’ultimo) con 1’38.792 (effettuato al 16° passaggio) con un gap di oltre un secondo (1.022) rispetto al giro più veloce fatto segnare da Quartararo (ottavo passaggio): 1’37.770. Anche i distacchi dagli altri due piloti Yamaha sono pesanti: 1’37.993 (Morbidelli), 1’38.148 (Viñales). Addirittura la Yamaha di Rossi, meno veloce come tutte le M1, delle Ducati (Zarco 300,8 Km/h, Bagnaia 300,0 Km/h), ha una velocità di punta superiore (290,3 Km/h) alle altre Yamaha di Quartararo (289.5) e Morbidelli (288,7) pur se inferiore a quella di Viñales (292,6). Rossi non gira mai sotto l’1’38” (Miller tre volte: 1’37.908 al sesto giro, 1’37.913 al settimo, 1’37.958 all’ottavo), gira sette volte sull’1’38” alto e 17 volte sull’1’39”.

la guida di rossi

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Su Rossi, tradotto il tutto, pare che anche quel che diceva dopo le pessime qualifiche di sabato Razlan Razali patron del Team Petronas sia superato, ma in negativo: “ Valentino non è lento. Sono i giovani che vanno più veloce”. Rossi è proprio lento: a differenza dei suoi avversari, sta girando più piano anche rispetto ai suoi tempi fatti segnare a Jerez nelle edizioni precedenti: 1’37.915 (17° tempo nel 2021); 1’37.342 (4° tempo nel 2020 Jerez 2); 1’37.741 (10° tempo nel 2020 Jerez 1); 1’37.371 (13° tempo nel 2019). Idem, sostanzialmente, per quel che concerne i tempi sul giro in ogni gara in questo inizio di campionato 2021, a dimostrazione che Valentino sta procedendo col passo del gambero. A Portimao, quando il Dottore ha tentato di uscire dal fondo del gruppo spingendo per provare a girare su tempi almeno da top ten, è finito a terra, lo stesso replay di fine 2020. Si dice, è una “questione di guida”, come fosse un fatto insignificante. Rossi non ha feeling con la sua Yamaha ufficiale perché non riesce a portare al limite la M1 con questa gomma “morbida” 2021, con questa conformazione aerodinamica (appendici alari ecc.) e con l’evoluzione dell’uso dell’elettronica. Di fatto, Vale non riesce ad adattarsi alle nuove caratteristiche di questa MotoGP. Con il forte sviluppo dell’aerodinamica e con l’uso delle alette anteriori che caricano il davanti della moto in curva e in accelerazione gli altri piloti sono tornati a gestire la coppia e la potenza più con l’acceleratore che con gli ausili elettronici, i quali – e questo è il caso di Rossi – fanno pattinare la ruota posteriore che così si surriscalda perdendo aderenza. Da qui la continua insoddisfazione di Rossi sulla gomma che scivola. È questo il problema legato al tipo di guida, più o meno superato e risolto da altri piloti. Ci ripetiamo: Valentino non riesce a far girare la sua moto senza far intervenire troppo il meccanismo dell’antipattinamento invece che gestirlo di più con l’acceleratore.

assetto al buio

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La squadra di Valentino ha rigirato e rigirato l’assetto della M1 come da lui richiesto, senza mai trovare il bandolo della matassa, nel senso che i tempi sul giro sono rimasti pessimi. Resta il fatto che più delle parole è il cronometro, che poi produce le classifiche in gara e in campionato, a indicare un futuro che, senza svolta immediata, sarà per Rossi tutt’altro che roseo. Ovviamente, si parla dal punto di vista agonistico, perché sul resto, a cominciare da quello di Rossi imprenditore e team manager tutto va alla grande anche se c’è chi vede proprio in questo straordinario “sforzo” il vero motivo dell’allentamento della tensione e delle diminuite qualità di Valentino corridore. Nel Team Petronas si lavora come sempre si lavora in una super squadra in MotoGP: ognuno dà il massimo a prescindere dai risultati. Non è facile, però, tenere celata la realtà dove negli occhi di alcuni (i visi sono ancora semi coperti dalle mascherine anti Covid) è palese la soddisfazione per il gran podio di Morbidelli (di cui si esaltano le staccate a vita persa per tentare di contenere la più veloce Ducati di Bagnaia) e in altri il “tormento” di non saper più che fare per ridare linfa a Rossi, schiodandolo dal tunnel.

tensioni interne?

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I boss in pista della Yamaha non entrano nel merito anche se, in privato, c’è chi con malcelata ironia punta il dito sui tempi sul giro delle tre M1 ufficiali e indica la curva della telemetria dei vari tratti del circuito allargando le braccia a mo’ di sentenza. Quando un pilota non sa più dove mettere le mani rischiando di mandare in tilt la squadra e né in prova/qualifiche né in gara riesce a dare un segnale di reale ripresa è chiaro che è entrato nel labirinto tecnico-agonistico che nel motociclismo e più in generale nel grande sport, conduce, prima o poi, al forfait. Subire dalla testa della corsa un secondo al giro sul passo, nelle corse vuol dire fare un “lavoro” diverso. Valentino non ha più la guida rotonda né aggressiva di prima ma, quando tenta di tirar fuori la grinta per fare il tempo e guadagnare posizioni, pare sempre in lotta con la sua moto e con se stesso. Rossi, ovvio, non mente né agli altri né a se stesso quando cerca di convincere e di convincersi che è “solo” un problema di setting, che è “solo” un problema di gomme, che la prossima volta andrà meglio. Ma adesso, il tempo si fa davvero stretto: per Rossi questo è il mese della verità. Chiuso Jerez, il 16 maggio c’è Le Mans e il 30 maggio c’è il Mugello: o Rossi inverte la curva negativa con prove convincenti e risultati degni del suo straordinario palmares o il suo destino di corridore è irrimediabilmente segnato. Permanendo lo status quo, a fine stagione altra via non c’è se non quella di attaccare il casco al chiodo. Rossi, proprio per quel che è stato e per quel che rappresenta nel motociclismo e nello sport, non può rimanere in pista per fare “atto di presenza”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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