WRC | Kankkunen esclusivo: “Servono 2 Case in più. No all’elettrico”

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Un distinto signore di 63 anni, con addosso una maglia nera appositamente realizzata dalla Pirelli per l’occasione e in soli tre esemplari che recitava la sua celebre frase “Black Round and Pirelli” sul petto, si è aggirato per tutto lo scorso fine settimana al Parco Assistenza del Rally Italia Sardegna, mandando in visibilio il pubblico accorso ad Alghero per seguire la tappa italiana del WRC 2022.

Questo signore, sebbene fosse sprovvisto dei baffi che 30 anni fa lo resero celebre, era Juha Kankkunen. “KKK”, così in tanti lo ricordano, 4 volte campione del mondo WRC, spietato pilota dal talento cristallino ma anche per tattica di gara, è oggi un’icona del WRC, sebbene siano passati quasi 20 anni dal suo ritiro dalle corse.

Si sa, i finlandesi hanno la fama d’essere poco loquaci. Freddi all’apparenza e di poche parole. Juha, però, si è concesso ai microfoni di Motorsport.com per un’intervista esclusiva in cui ci ha raccontato tanto e a 360 gradi. Dai suoi inizi di carriera a ciò che gli è rimasto nel cuore, passando poi dal presente e il futuro del WRC senza però dimenticare cosa faccia ora una leggenda del motorsport.

Un Kankkunen a tutto tondo, che non si è tirato indietro a rispondere ai nostri quesiti, riservando risposte tutt’altro che banali. Buona lettura.

 

Signor Kankkunen, lei ha vinto 4 titoli iridati WRC con vetture differenti. E’ una storia che tutti conoscono piuttosto bene. Ma l’amore per i rally quando è effettivamente cominciato?
“Il mio amore per il motorsport è nato presto. Assomiglia un po’ alla storia di Kalle Rovanpera. Mio papà era un pilota. Non guidava nei rally, ma in pista. Ha iniziato a insegnarmi a guidare quando avevo 3 anni. Mi teneva tra le gambe e lui muoveva i pedali. Al volante, però, c’ero io. Poi quando sono cresciuto di qualche anno, guidavo per conto mio. Poi semplicemente guidavo tanto, mi allenavo molto. Ho iniziato a correre nei rally e il primo rally che ho fatto è stato in Svezia. Sono riuscito a vincere la mia classe e ho chiuso al sesto posto assoluto. E’ stato un buon inizio e ho iniziato così”.

Lei ha iniziato a fare rally per passione o per altri motivi?
“Il Rally di Finlandia passava proprio davanti a casa mia, la fattoria in cui abitavo. Mio padre era un buon amico di Hannu Mikkola e Tommi Makinen. Conosceva bene quei ragazzi, ero sempre con loro. Un piccolo bambino come me vuole sempre diventare un pilota di rally quando cresce…”.

Lei ha vinto tanto. Qual è il titolo iridato a cui è più affezionato?
“Domanda difficile… Quando vinci un titolo mondiale è sempre speciale. Sempre, tutte le volte. Al di là della vettura che si guida. Però effettivamente sono l’ultimo campione del mondo con le Gruppo B, per cui credo sia proprio quello che mi rende maggiormente orgoglioso”.

E la vettura che le ha rubato il cuore?
“Peugeot 205 T16. Decisamente. Senza nemmeno discutere”.

 

Cosa pensa dei rally attuali? Pensa che siano più facili di quelli in cui ha corso lei nell’arco della sua carriera?
“Non credo più facili. Ho avuto la possibilità di guidare le vetture che hanno corso in questi anni, le WRC Plus, e, voglio dire, la competizione è davvero altissima. Certo, una volta c’erano più team e competevano l’uno contro l’altro tanti campioni del mondo. Ora, quest’anno, nel WRC corre un solo campione del mondo a tempo pieno (Ott Tanak, ndr), al tempo ne aveva 7 o 8. Era sempre una competizione durissima e c’erano tanti team. Avevamo Lancia, i team francesi, ecc… Ora ci sono 3 team, mentre allora 7. Ma credo che la competizione ci sia sempre e sia sempre molto dura. Non è mai facile. Non ci sono tanti piloti che possono vincere un rally come invece accadeva anni fa. Sebbene una volta i rally fossero più lunghi degli attuali, ora i piloti lottano tra loro in decimi di secondo. E’ durissima. E’ una lotta serrata”.

Le piacerebbe provare un’auto di nuova generazione?
“In realtà l’ho già provata. Certo, non una Rally1, ma una WRC Plus. Ho provato la Toyota lo scorso anno e anche 2 anni fa su una Super Speciale in Finlandia con mio figlio. Ho fatto anche diverse mezze giornate di test, ma vetture Rally1 non ne ho mai provate ancora”.

Cosa pensa della GR Yaris Rally1 dopo averla vista in azione?
“Penso che attualmente sia la miglior vettura. Credo che Hyundai, nelle prestazioni, sia molto vicina. Ma la vera sorpresa arriva da un team che l’anno scorso era molto lontano dai migliori, M-Sport. La Puma ha fatto vedere da subito di essere una macchina eccellente. E’ molto competitiva. Ci sono 3 vetture che sono quasi sullo stesso piano dal punto di vista delle prestazioni”.

L’ibrido sarà il futuro del WRC o vedremo presto altre soluzioni per la propulsione delle vetture?
“Non so quanto l’ibrido possa aiutare… Forse un po’. Ma penso che in futuro il WRC debba puntare a trovare altri tipi di benzina. Eco benzine e cose del genere. Il rally ha sempre seguito ciò che accade nel mondo dell’automobile, tuttavia rimane uno sport ‘speciale’. Voglio dire, le vetture del WRC non potranno andare in modalità completamente elettrica, non funzionerebbe. O meglio, magari potrebbe anche funzionare, ma il rally dovrebbe essere di 15 chilometri. Non di più (ride)”.

Come può fare il WRC ad attrarre altre case? A oggi ne ha 2 e mezza…
“Sì, il WRC ha bisogno di altre case, a mio avviso. Come dicevo, dovrebbe trovare almeno altre 2 Case. Al momento però è molto difficile perché i costi sono molto alti, anche con l’ibrido. Ci vogliono tanti milioni e non so quante case ci siano disposte a fare un investimento del genere. Poi penso che a oggi le Case che sono fuori pensino quanto sia difficile entrare e sfidare quelle che già ci sono, perché hanno già esperienza con questo tipo di vetture”.

 

Lei è vicino a Pirelli, può darci una visione di ciò che la Casa milanese sta facendo con le coperture dedicate alle vetture Rally1?
“Sta facendo un lavoro eccellente. Pirelli sono 150 anni che fornisce gomme ed è davvero importante avere un Casa che possa fornire coperture di questo tipo. Tutti possono avere l’opportunità di avere le stesse gomme, sono di alto livello e lo abbiamo visto molto bene anche nelle speciali più dure della Sardegna. Io penso che il lavoro svolto sino a ora sia davvero ottimo”.

Il futuro del WRC potrà essere brillante o, invece, pensa possa attraversare momenti di difficoltà nei prossimi anni?
“Difficile da dire. E’ come provare a immaginare come possa proseguire la guerra tra Russia e Ucraina. Dipende dalle scelte che si fanno. Probabilmente sarà buono, ma per esserlo dovranno entrare almeno 2 Case per rendere tutto ancora più bello. Ma è difficile da dire, vedremo cosa cambierà in futuro, anche perché in 5 anni le cose potrebbero cambiare drasticamente”.

Abbiamo parlato del suo passato, passiamo al suo presente. Ci dica qualcosa di più a riguardo. Sappiamo che ha un’academy…
“Sì, lavoriamo assieme ad Audi. Ci lavoriamo da diverso tempo. Abbiamo una scuola di guida su neve e ghiaccio. Abbiamo tra i 200 e i 400 clienti al mese e abbiamo nei nostri piani di avere gli stessi numeri anche il prossimo anno. Stiamo ancora utilizzando vetture a benzina, ad eccezione di 3 vetture completamente elettriche. Lentamente stiamo compiendo la transizione verso vetture ibride ed elettriche. E’ importante provare queste tecnologie per il futuro”.

Del campione Juha Kankkunen sappiamo tutto. Ma chi è Juha Kannunen fuori dalle corse?
“Molto semplice: gioco a golf, provo biciclette, lavoro nella fattoria di famiglia in Finlandia e mi piace davvero tanto, infatti ci passo davvero tanto tempo, perché quando correvo non avevo tempo per fare tutte queste cose. Ora invece mi sto godendo tutte le cose che non sono riuscito a fare fino a quando non ho smesso”.

Per concludere, ci può fare un quadro del momento che attraversa la scuola piloti finlandese?
“Beh, abbiamo Kalle (Rovanpera, ndr) e ci sono altri che stanno arrivando. E questo è un ottimo segnale per il movimento, perché gli ultimi grandi che abbiamo avuto… Dobbiamo tornare indietro di 20 anni, quando avevamo Marcus Gronholm. Negli anni 80 e 90 abbiamo avuto grandi piloti che spesso hanno portato a casa titoli iridati. Ora sembra che sia tornato il momento per noi. Qualcuno dei nostri sta tornando al top”.

Avete anche Pajari che sembra poter fare bene…
“Vediamo anche Sami Pajari, questi ragazzi… Sembrano capaci. Hanno bisogno di imparare, ma credo che qualcuno possa arrivare a guidare una World Rally Car un giorno. Ora però non ci sono sedili, pochi team. Servono davvero più posti per i ragazzi. Ma non parlo solo per i finlandesi, sia chiaro. Sarebbe bello tornare ad avere piloti italiani. Non ci sono top italiani al momento, ma se entrassero team, di sicuro porterebbero i loro piloti. Lancia ha sempre avuto grandi piloti. Dario Cerrato, Miki Biasion… Li avete avuti e potrebbero anche tornare”.

 

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Fonte: https://it.motorsport.com

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