Un sogno chiamato motocicletta: così l’arte ha influenzato la pubblicità

Nell’era digitale le informazioni ci piombano addosso ad altissima velocità, entrano nei telefonini, nei PC e ovunque ci sia la rete. In passato, per ottenere tale copertura, questo compito era affidato alle locandine, i manifesti e tutto quello che viene oggi chiamato advertising.

Ed è scorrendo l’advertising del secolo passato che possiamo comprendere la storia e l’evoluzione della moto a cui molti artisti si sono dedicati producendo queste pubblicità, facendo innamorare i potenziali clienti di un sogno a due ruote chiamato motocicletta.

L’intuizione fu quella di far entrare la motocicletta nel quotidiano e grazie alla pubblicità, soprattutto la cartellonistica, che tutti potevano incontrare per strada, indipendentemente che ci si trovasse a Parigi, Berlino, Roma, Londra o New York.

L’arte ha quindi innalzato la suggestione popolare verso l’immagine della moto attraverso uno stile grafico in costante cambiamento e influenzato dal clima politico, economico, sociale e culturale. E proprio la grafica pubblicitaria ha contribuito maggiormente a inquadrare i grossi marchi, i fatti sportivi e di costume legati al mondo delle moto.

Dallo stile Liberty della Belle Epoque delle ninfe e dei personaggi della mitologia, all’Art Decò e il Futurismo, le prime immagini che colpivano le masse ritraevano pienamente l’epoca in cui erano e dovevano essere vendute le moto. Così come il realismo fotografico del secondo dopoguerra e del boom economico ha immortalato il mondo che cambiava e proiettando tutti nel futuro.

Il tema di questa che possiamo ormai definire vera arte figurativa, è semplicemente quella di esaltare le qualità di ogni modello con immagini che vanno dall’onirico al mito della velocità, dalle moto alate come Pegaso, alle imprese vittoriose. Uno stile che riprende il nome o l’emblema stesso dell’azienda già sintesi del carattere produttivo come l’aquila della Moto Guzzi o l’elica BMW. Il tutto in un percorso evolutivo che arriva ai giorni nostri attraverso il cliché donne e motori.

Anche il ruolo della donna è stato più volte rivisto e cambiato attraverso le reclame. Se in un primo momento rappresentava lo stupore e l’entusiasmo per la novità di inizio secolo scorso, dopo la Grande Guerra era idealizzata per alte occupazioni. Nel tempo diventa compagna di viaggio emozionata e composta dietro al conducente, seduta sul sellino con la gonna e le gambe da una parte, per poi rendersi protagonista e vera e propria passeggera, fino agli anni ottanta dove, lo stereotipo di bellezza immagine si accosta al virile potenza delle moto sportive e ne assumono il controllo con i moderni scooter 50 nel decennio seguente, diventando in breve tempo, centaure sempre più comuni e disinvolte.

Un percorso durato oltre cent’anni con il quale possiamo ricostruire un secolo di motociclismo senza perdere il segno lasciato dalle epoche e dalle mode. Qualcosa che il digitale non può certo cancellare, nemmeno ora che tutto e molto di più, sta nel palmo di una mano con infinite risorse comunicative e di mercato. Viene da chiedersi invece cosa resterà dell’etere a raccontarci un altro secolo di motociclette.

Fonte: https://motori.virgilio.it

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