Bautista: “Ho domato la Sbk. Ducati, mi merito un giro in MotoGP”

Lo spagnolo campione Mondiale Superbike 2022: “Rea e Toprak un poco gelosi. Nel 2019 tradito da alcuni errori e pensieri di troppo. Un’altra gara in MotoGP? Come Bayliss nel 2006 a Valencia”

dal nostro inviato Paolo Ianieri

Il marine dagli occhi di ghiaccio. La definizione su Alvaro Bautista è di Serafino Foti, team manager del team Aruba che in questa stagione ha guidato lo spagnolo della Ducati al vertice della Superbike. “Ogni giorno Alvaro si sveglia alle 5.30 e alle 6 è già in palestra. Anche nei giorni di prove e gara. È un marine”. Lui, il ragazzo nato, cresciuto e che ancora oggi vive a Talavera de la Reina, nella regione di Castiglia-La Mancia, sorride sereno. Fresco del Mondiale, quest’anno ha zittito tutti. Quelli che dicevano che tornare alla Ducati dopo il brutto divorzio di due anni fa era un errore. E quelli per i quali a 38 anni era vecchio. “Ne avevo 21 quando ho vinto il Mondiale 125, ne sono passati un po’ e sono ancora qui – sorride Alvaro – Più che felice, sono orgoglioso di quello che ho fatto, ho cercato di essere il miglior me stesso”. 

Di lei si è sempre parlato come di un talento, ha raccolto meno di quello che avrebbe meritato?

“Credo che in MotoGP mi sia mancato qualcosa per mostrare il mio potenziale. Ma non puoi appellarti alla sfortuna, mentre io mi sento fortunato: perché sono un pilota e già solo vivere questa vita per me era un sogno, ho avuto grandi successi e passato brutti momenti, ma fa parte della vita. Forse mi è mancato il titolo della 250 e poi una moto competitiva in MotoGP, non so se avrei vinto, ma sarebbe stato bello avere quella opportunità”. 

La macchia scura in MotoGP, e non per demerito suo, è che dopo un grande anno con l’Aprilia nel 2016, lei e Stefan Bradl siete stati mandati via. E l’Aprilia è sprofondata. 

“Sono convinto che se fossi rimasto, nel 2017 avremmo fatto molto bene. Il 2015 la moto era un ibrido, nel 2016 arrivò a febbraio ed eravamo molto indietro, ma lavorammo così bene che a fine stagione lottavamo per la top 5”. 

Si chiede ancora perché l’hanno mandata via? 

“Sì. Loro pensavano di avere una moto stupenda mentre il problema erano i piloti. Qualche tempo dopo, il d.t. Romano Albesiano mi ha detto che avevano sbagliato, mi avrebbero rivoluto per il 2018, ma avevo già dato la mia parola ad Aspar”.

Altro interrogativo: come ha fatto a perdere il Mondiale al suo debutto in Sbk nel 2019?

“La verità è che io all’inizio non sapevo cosa stessi facendo, andavo fortissimo senza capire perché. Poi la mancanza di esperienza, qualche scelta tecnica sbagliata, alcuni miei errori hanno fatto sì che perdessimo il feeling. A un certo punto mi ha anche tradito il pensiero che, avessi vinto il titolo, sarei rientrato in MotoGP. Tornassi indietro quel Mondiale non lo perderei”.

Per come vi eravate lasciati male, non era facile ipotizzare un suo ritorno in Ducati. 

“A volte nei momenti difficili si parla troppo. Meglio stare zitti. Io con la squadra ho sempre avuto un rapporto molto buono, poi c’erano state considerazioni un po’ fuori contesto, ma vabbe’. Io alla fine cerco sempre il meglio per me, e tornare da Aruba era la soluzione che ho voluto fortemente. E anche Ducati voleva me”. 

Quando Rea vinceva con la Kawasaki, tutti a fargli i complimenti. Lo stesso con Razgatlioglu e la Yamaha. Adesso che ha vinto lei, invece, molti a dire che è merito della Ducati. Le dà fastidio sentire certi commenti anche dai suoi rivali?

“Jonathan per me è il miglior pilota di sempre della Sbk, Toprak uno con molto talento che sta arrivando. E io ho sempre dato credito al loro valore. Mi sembra che da parte loro ci sia un po’ di gelosia perché uno che è arrivato da un altro campionato ha vinto”.

Quindi nel 2023 scenderà in pista per la riconferma?

“No, non importa quello che pensano. Io corro solo per me stesso. Sono tornato in Ducati perché ero convinto di poter vincere e l’ho fatto. Il mio obiettivo è continuare così, vincere o non vincere è relativo, l’importante è dare sempre tutto”.

Correrebbe almeno un’altra gara in MotoGP?

“Mi piacerebbe. Come Bayliss nel 2006 a Valencia. Ma prima di tutto, vorrei provare la Desmosedici, che mi sembra una moto molto divertente. Sarebbe un bel regalo da parte di Dall’Igna”.

E lei che regalo si è fatto?

“Me lo sono già fatto ed è il Mondiale. Non l’averlo vinto, ma come. Perché giuro che per riuscirci ho lavorato tantissimo e mi sento molto, molto orgoglioso”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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