Hypermotard 698 Mono, il motard firmato Ducati: prova su strada

E’ una novità di quest’anno, ma ha già messo tutti d’accordo sul fatto che Ducati abbia pienamente centrato il segmento “motard” come non aveva fatto fin’ora. Essenziale, potente e leggera, si chiama Hypermotard 698 Mono ed è un concentrato di divertimento e adrenalina per chi vuole una moto sportiva al cento per cento, senza fronzoli e senza compromessi. Un mezzo che esalta le qualità di guida di ogni motociclista, divertendo senza precedenti.

Com’è fatta

Appena nato, il monocilindrico della Hypermotard 698 è già il primo della classe in quanto superquadro che imita in tutto le caratteristiche del 1.285 cc Panigale da cui deriva. Ciò è sinonimo di “racing” grazie anche al sistema desmodromico che come molti sanno consente regini di rotazione superiori al sistema di valvole con richiamo a molla, mantenendo il carattere che contraddistingue la leggendaria produzione Ducati.

L’alesaggio di 116 mm è un valore record per un monocilindrico combinato ad una corsa di 62,4 mm produce un rapporto di 1,86. Numeri che si traducono in elevati regimi di rotazione, producendo un profondo allungo in fase di accelerazione. Le valvole di aspirazione da 46,8 mm sono in titanio per aumentare la leggerezza e ridurre gli attriti, mentre misurano solo 38,2 quelle di scarico in acciaio. Come per la 1299 Superleggera, la canna del cilindro è in alluminio e i coperchi di alternatore, frizione e testa sono in lega di magnesio.

Il contenimento delle vibrazioni è affidato a due contralberi di equilibratura posizionati nel carter. Essi contribuiscono sensibilmente alla riduzione delle sollecitazioni raggiungendo un livello pari ad un bicilindrico a V di 90°. Per rendere al meglio alle basse velocità, la rapportatura del cambio è stata plasmata su quella della Panigale V4, con una prima marcia lunghissima che permette di curvare a bassa velocità per poi esplodere con uno spinto allungo del motore in uscita. L’impianto frenante è Brembo con un solo disco all’anteriore da 330 mm, cerchi in lega a cinque raggi da 17’ e pneumatici Pirelli Diablo Rosso IV.

Come va

Appena presa dalla sede di via Cavalieri Ducati a Borgo Panigale, ciò che colpisce è proprio il cambio che permette di selezionare le marce basse per le manovre nel traffico urbano. La posizione in sella è perfettamente centrata, la seduta è alta e si domina lo spazio controllando la motocicletta con grande sicurezza. Come indicato dal numero “uno” stilizzato sulle plastiche della Hyper 698, è un vero mono e ne ricalca le caratteristiche base, migliorando la sua fruibilità su tutta la linea. Come prima caratteristica dobbiamo associare la potenza esagerata di 77,5 Cv a 9.750 giri, alla possibilità di sfruttare un sistema desmodromico su un cilindro solo. Lo si percepisce nella fase di erogazione dove il tono si alza e il motore comincia a elargire coppia ben scaricata al suolo.

Il merito di tale precisione è una ciclistica adatta allo stile “motard”, ma che non preclude un uso stradale tradizionale e divertente. L’avantreno è sensibile e lo si percepisce molto bene come fosse una Supersport. Alle prime curve vere, la tentazione di piegare è forte, quanto quella di provare a sbandare in controllo. Il risultato è stato un mix di entrambe le mosse che ha subito acceso forti emozioni, inaspettate in un contesto normale. Viene voglia di piegare tanto sfruttando la l’ampia luce a terra e in uscita la ruota posteriore scivola quel tanto per sorridere compiaciuti sotto al casco, governandola con pedane e manubrio. Quando si spalanca il gas, il suono gutturale del mono che sale alto, scaturisce dai due terminali di scarico alti sotto la sella e ben accordati tra loro.

La sfida: sul passo del Muraglione

Assorbite le prime sensazioni e presa confidenza con il motore, la curiosità maggiore ce la siamo tolta portando la nuovissima Hyipermotard 698 sull’Appennino Tosco-Romagnolo, in uno dei luoghi sacri del mototurismo, il passo del Muraglione. Già meta di precedenti prove, a metà strada tra la provincia di Firenze e quella di Forlì, questo valico raccoglie motociclisti di ogni genere, appassionati, ed esigenti cultori della moto, conoscitori dell’argomento fin nelle più profonde radici. Partiti dal lato romagnolo, la strada che s’inerpica verso Castrocaro Terme, una volta lasciata la via Emilia, sale scorrevole con ampi curvoni e spazi di manovra.

Il potente monocilindrico mantiene le velocità di crociera imposte dai limiti senza stressare e sembra quasi di avere tra le gambe un enduro di grossa cilindrata. Nelle curve lunghe è un piacere accelerare inserendo la marcia d’uscita con grande agilità, ma allontanandosi progressivamente dalla pianura, la percorrenza cambia coi primi tornanti.

Un solo cilindro così spinto, per quanto equilibrato, genera un solido freno motore che occorre conoscere e imparare ad usare. Come già notato, le marce basse sono abbastanza lunghe e più sfruttabili in curva oltre che in accelerazione. Scalando in ingresso del tornante è infatti utile gestire la percorrenza con l’acceleratore, in modo da non scorrere in rilascio e poi aprire il gas gradualmente, ma tenere la corda alla giusta velocità, per poi spalancare la manopola in uscita. In questo modo si trova il ritmo per scalare il passo senza rischi e pericoli, pennellando le traiettorie in sicurezza e non creare un fastidioso on-off, stancante e meno emozionante. Raggiunta la giusta fluidità ecco che la vetta si avvicina e gli ultimi tratti sono strappi decisivi dove i cavalli della nostra “mono” spingono senza problemi.

In cima sembra di essere ad un evento organizzato, ma è solo un normale sabato pomeriggio della stagione motociclistica. Moto di ogni tipo disposte su più file che riposano aspettando i rispettivi centauri intenti a scambiarsi commenti, racconti e opinioni sull’argomento. Decido di parcheggiare la moto sulla fila centrale che divide i due sensi di marcia e dove abitualmente si scattano foto ricordo del massiccio muro che dà il nome a quel tratto di strada.

Mi accomodo a lato in una delle sedie del bar lasciate all’ombra delle querce secolari ed ecco che i primi curiosi si avvicinano alla neonata di casa Ducati. Non faccio in tempo a rilassare la schiena che già mi lanciano occhiate di consenso e ammirazione. La nuova Hyper, che ha nell’essenzialità il suo principale valore estetico, attira come non mai gli occhi attenti dei motociclisti che ne ispezionano la forma, la misurano a occhio giudicando il prodotto con la propria esperienza. Il risultato sono battute sulla bellezza e i prodigi che questa moto promette grazie al suo stile asciutto, tutta sostanza. Mi chiedono come va, quanto costa, se è rigida, se si regolano le sospensioni, se consuma molto e quanti litri di benzina tiene. Molti svelano di aver già letto e visto questo piccolo capolavoro e ne decantano le caratteristiche come si fa ad un esame di ingegneria.

Giunta l’ora di rientrare, ripercorro la strada dell’andata al contrario e forte delle mie doti di discesista, sento che conosco meglio questa Ducati e che mi posso divertire come e più di prima. Avendo già verificato il granitico freno motore, scendere lungo le mille curve che portano a valle diventa una combinazione di gas e frenata avvincente. Con la dovuta prudenza, il rientro alla base è veloce e piacevole.

Conclusioni

Se l’intento era posizionare una moto tutta nuova in un segmento praticamente scoperto, possiamo sostenere che la missione sia stata compiuta con successo. L’Hypermotard 698 Mono è un mezzo che conquista gli appassionati del genere motard senza perdere i tratti significativi delle più storiche Ducati. Come abbiamo visto, il motore, intorno al quale ruota tutto il progetto, esprime il carattere sportivo delle rosse di Borgo Panigale. Ma se dall’uso stradale, strizza l’occhio alla pista, ecco che questo monocilindrico è già così competitivo che può essere una base per altre produzioni. Magari è solo una suggestione, ma provare l’Hypermotard fa questo effetto.

Fonte: https://motori.virgilio.it

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