Finito il lockdown, cosa rimarrà della Superbike?

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Anche i round in Inghilterra, Germania e Olanda sono a rischio, con la prospettiva concreta di non correre fino al termine di agosto o inizio settembre. Ma quanti team privati sopravviveranno al periodo di stop? Il rischio di avere una griglia dimezzata non è fuori discussione e per il futuro serviranno cambiamenti per ripopolare il paddock

Carmelo Ezpeleta ha prospettato tre differenti scenari per lo svolgimento del campionato 2020 di MotoGP, e anche se non è mai stata menzionata direttamente la Sbk, il ceo di Dorna ha spiegato che anche per le derivate di serie si sta ipotizzando un calendario ridotto sulla base di uno scenario comune. Le ipotesi vanno dalla partenza ad agosto nella migliore delle ipotesi, fino a un mini campionato novembrino con pochi circuiti selezionati sui quali fare correre più round. La situazione però è particolarmente difficile, proviamo a fare il punto con il nostro Guido Sassi.

Facciamo la conta
Il governo olandese ha da poco decretato lo stop ai grandi eventi fino al 1 settembre, allineandosi a quanto ha già deciso (in via provvisoria) dalla Germania. Anche in GB sembra impossibile correre a luglio, con il rischio concreto di non vedere le moto in pista prima del round di Aragon (28-30 agosto). Ma chi si presenterà all’ingresso del paddock a stagione inoltrata? E anche ammesso che si riesca a salvare gran parte dello schieramento per la versione ridotta del mondiale superbike, cosa succederà nel 2021? In MotoGP i team ufficiali sono 6, equivalenti a 12 moto, ma anche le squadre satellite hanno una discreta solidità finanziaria e possono tamponare lo stop con le importanti (di questi tempi) somme messe a disposizione da Dorna. Per quanto riguarda la Superbike, le moto ufficiali sono 10 su 19 e quindi già in partenza il parco partenti è più ristretto, ma va registrata una situazione molto meno confortante per quanto riguarda i team privati. Già a fine anno insomma non tutte le squadre potrebbero essere in grado di partecipare alle gare, e la griglia – già striminzita- potrebbe ridursi ulteriormente, al punto da rendere persino superfluo il bagaglio di punti che premia la classifica fino al 15esimo posto.

Sul lungo periodo
È chiaro che in questo momento tutti pensano al presente, ma se la MotoGP può guardare al 2021 con un moderato ottimismo volto alla conservazione dello status quo, la situazione in Superbike rischia di precipitare fino a mettere in crisi il sistema stesso. Il campionato delle derivate di serie scontava già una serie di difficoltà: innanzitutto la parziale sovrapposizione regolamentare con i prototipi, un problema che si trascina ormai da quasi dieci anni, cioè da quando anche la MotoGP è tornata alla formula 4 tempi 1000 cc di cilindrata. La quasi totale scomparsa di motori a 2 o 3 cilindri ha reso poi il panorama tecnico poco vario, e solo il ritorno in grande stile di Hrc con la nuova Cbr ha rivitalizzato la stagione. Di super sportive poi se ne vendono pochissime e così in questi anni si è ipotizzato di tutto per salvare la barca prima che affondasse: far correre le naked, oppure trasformare la sbk in una specie di mondiale quasi endurance (che però c’è già). All’atto pratico gli organizzatori hanno aggiunto una superpole race piuttosto discussa, che a parte l’aumento di impegno per i vari team ha portato poco o niente in termini di benefici per le stesse squadre e il pubblico.

La Superstock
Per vent’anni si sono disputate le gare della Superstock 1000, un campionato che per diverse stagioni ha avuto in momenti alterni anche validità mondiale e che ha offerto una più che discreta varietà di partecipanti. Suzuki, Yamaha, Ducati, Aprilia, BMW si sono alternate tra le case vincenti e sono emersi diversi validi piloti: Polita, Canepa, Barrier, Mercado, Giuliano, Savadori e Reiterberger sono tra quelli che sono poi riusciti a continuare ad alto livello anche in campionati differenti. L’anno scorso Dorna ha deciso di togliere la Superstock dal programma, ma a questo punto forse sarebbe il caso di riportarla in vita, o per lo meno di prendere spunto dalla categoria per ripensare il futuro della superbike.
Le moto potrebbero correre addirittura all’interno delle manche superbike, ma con una classifica diversa: in fondo la differenza sul giro è nell’ordine dei 2-3 secondi, sufficiente a non intasare troppo le piste di doppiati. Certo, bisognerebbe limitare le partecipazioni a una quindicina di moto, e lasciare la superbike “factory” appannaggio dei team ufficiali. Ma è possibile addirittura che in un calendario completo per la Superstock – comprendendo quindi anche le gare extraeuropee-, e con la possibilità di risparmiare un bel po’ di quattrini nel correre con moto veramente derivate di serie, da un lato ci sarebbe una limitazione delle richieste di iscrizione, e dall’altra una migrazione dei team privati verso la nuova categoria.

Nuove regole e wild card
Per rendere la Superbike più interessante e partecipata bisognerebbe poi forse ascoltare di più anche le richieste delle stesse Case. Aprilia si è detta aperta alla possibilità di un ritorno, a patto di non dovere adeguare strutturalmente la produzione alle esigenze della pista. Se il top di gamma in questo momento è rappresentato dalla Rsv4 1100, è logico che l’azienda abbia interesse a spingere quella moto in termini di visibilità. Forse da parte di Dorna e FIM sarebbe più opportuno proprorre di limitare ulteriormente i margini di intervento sulle moto in dotazione ai reparti corse, per essere invece più inclusivi quando è il mercato stesso a offrire delle soluzioni.
Infine c’è il nodo wild card: nel 1999 la sbk nel corso di una stagione ne portava in pista quasi 60, l’anno scorso sono state 8. Incentivare il ritorno dei piloti e dei team locali non solo sarebbe romantico, ma permetterebbe di rimpinguare un po’ la griglia e di dare visibilità a qualche bel talento. Certo sarebbe opportuno per lo meno venire incontro con il regolamento alle squadre, cercando di uniformare il più possibile le norme nazionali al mondiale. Dove non fosse possibile bisognerebbe garantire una certa tolleranza nelle differenze tecniche, ragionando piuttosto sull’opportunità di non attribuire punti mondiali a chi non prende parte all’intero campionato.

Conclusione
Tra tutte le possibilità che ci sono, una questione appare evidente: se la MotoGP può puntare a tenere duro e aspettare che il peggio passi tagliando il più possibile le spese, altrettanto non può essere per la Sbk, che se non si ripensa profondamente rischia davvero di rimanere ai box una volta per tutte.

Fonte: https://www.insella.it/
Foto: https://www.insella.it/

https://www.motormaniaci.net

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